gennaio 16, 2009

A Jan Palach.

Il 16 gennaio 1969 si dava fuoco in piazza San Venceslao, a Praga, il giovane Jan Palach. Studente di anni 21.

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A Jan Palach. 40 anni fa, fiaccola numero uno. E che si fottano i borghesi, la chiesa, i fascisti, i puffi, i mangiafuoco e tutti quegli ipocriti che l’hanno tirato a sè, creato il martire. Che si fottano gli stalinisti e gli ottusi che lo disprezzarono. Che si fottano i cechi che lo dimenticano e i turisti che cercano le puttane davanti a Venceslao. Che si fottano i carri armati e chi li guida. Che si fottano gli eserciti e che si fottano gli oppressori. Jan aveva 21 anni. Attenti quando parlate di lui. Attenti. Il suo nome brucia.

cronopio

La lettera di Jan

Giacché i nostri popoli si trovano sull’orlo della
disperazione, abbiamo deciso di esprimere la nostra
protesta e di ridestare il popolo di questo paese agendo in questo modo.
Il nostro gruppo è composto di volontari che sono
decisi a lasciarsi bruciar vivi per la nostra causa.
lo ho avuto l’onore di estrarre il numero uno e in

tal modo mi sono guadagnato il diritto di scrivere la
prima lettera e di farmi avanti come la prima fiaccola.
Le nostre esigenze sono le seguenti:
1) Immediata abolizione della censura;
2) Proibizione della diffusione del giornale Zpravy
Se queste nostre esigenze non verranno soddisfatte entro cinque giorni, e cioè entro il 21 gennaio 1969,

e se il popolo non appoggerà con sufficente
energia la nostra causa (e cioè con uno sciopero a
tempo indeterminato) un’altra fiaccola si accenderà.

Fiaccola n. 1

P.S. Ricordatevi dell’agosto. Nella politica internazionale si è aperto uno spazio per la Repubblica socialista cecoslovacca; approfittiamone.


[Tratta da Cecoslovacchia: cinque anni dopo a cura di Gianlorenzo Pacini, Roma Edizioni Savelli, 1973]

gennaio 14, 2009

Sulla guerra.

Che cosa significa restare zitti durante la guerra? O peggio ancora, dire una cosa per nasconderne cento? Cosa vuol dire negare alla gente una fonte d’informazioni? Se un telegiornale non parla della guerra, vuol dire che questa è finita, o non è mai esistita? E se sono sette telegiornali ad evitarla? E se sono anche i giornali più diffusi, che non scrivono nulla a riguardo? E se quand’anche scrivessero, o parlassero, non si trovino che notizie parziali? Cosa vuol dire creare ignoranza? Cosa vuol dire decidere di fidarsi solo della parte più forte?

Vuol dire che siamo in un Paese di merda.

Queste sono ferite da bombe DIME. Interessanti, quantomeno. Sono l’avanguardia militare israeliana. Utilizzate anche in Libano e nella stessa Gaza nel 2006. Israele non commette nessun reato usandole: sono talmente all’avanguardia che non esistono leggi sulle stesse. Qui ottime informazioni.

Le informazioni. Non esistono corrispondenti da Gaza. Ci fidiamo di quello che dice Israele, sempre. La Repubblica nelle sue notizie cita Haaretz che cita l’esercito israeliano. Sono loro i nostri giornalisti. Chi dissente è in pericolo. Vittorio Arrigoni, volontario dell’isf è rimasto a Gaza, nonostante il consolato italiano gli avesse chiesto d’andar via. Ogni giorno invia articoli al Manifesto, giornale degno di nota, che li pubblica. Qui il suo blog. E’ diventato un obiettivo. Una sua collega americana, Rachel Carrie, 23enne, fu schiacciata (deliberatamente?) da un Caterpillar israeliano nel 2006. La verità è sotto tiro. Ma non vi preoccupate, chi spara si sta solo difendendo. Soprattutto da questi qui. I più pericolosi. E qui dovrei stare a dire che a Gaza il 53% della popolazione è sotto i diciott’anni. Chissà come cambieranno queste statistiche. E poi dovremmo parlare della famosa tregua, di chi l’ha violata e chi no. Del 4 novembre scorso, dell’incursione militare israeliana che ha ammazzato quattro persone a Gaza. E prima ancora dell’assedio, dell’emergenza umanitaria, della prigione a cielo aperto. E perchè no ancora prima, il rinnegare il voto palestinese, il dividere per imparare, la farsa di Annapolis. Tutta la verità che non è mai stata vera.

cronopio

dicembre 15, 2008

Derrick è morto, lunga vita a Derrick

Emanuel Goldstein: chi ha ucciso Derrick???
Cronopio: non so chi l’ha ammazzato
Cronopio: un giornalista forse
Emanuel Goldstein: è probabile, sono pericolosi
Emanuel Goldstein: per fortuna ora gli danno 7 anni di carcere
Emanuel Goldstein: bella la giustizia
Emanuel Goldstein: a Bush mandante di torture e di una diverse guerre…
Emanuel Goldstein: danno una pensione d’oro
Emanuel Goldstein: al tipo…7 anni di carcere…
Emanuel Goldstein: che gli puzzassero i piedi?
Cronopio: eh, può essere, può essere.

A tutto risponderà il deodorante della storia: l’agenda setting.

dicembre 1, 2008

Viva il Papa eterosessuale!

La Chiesa contraria alla proposta Ue affinché i rapporti omosex non siano più considerati reato. Mons. Migliore – figuratevi gli altri, se lui è il meglio – osservatore all’Onu dichiara: “Si rischiano più gravi discriminazioni nei confronti dei Paesi in cui l’unione tra persone dello stesso sesso è vietata”. Gli fa eco un porporato nostrano, che ammette “E’ vero! Quei froci di merda potrebbero innalzare il livello di discriminazioni nel nostro Paese, che grazie a Dio e a me è ancora civile.”

Torna dunque a fare scalpore la Chiesa; in questi giorni, a seguito della leggenda del Gramsci convertito in extremis, erano uscite le dichiarazioni bollenti di un ex francescano di Carrara, il quale aveva rivelato (da fonti secondo lui certe) che il compianto Papa Giovanni Paolo II, esalando l’ultimo respiro, pare abbia gridato forte “ALLAH è GRANDE!”

cronopio

novembre 21, 2008

Vigilanza e Vill(ar)i intestinali

Il verme solitario: un vero dc non lascia MAI!

cronopio

in lunga assenza causa lotte studentesche

non poteva esimersi da un breve saluto

ottobre 4, 2008

Ecomercato

La vendita di Alitalia? è questione di “libero” mercato.
La crisi finanziaria globale? le dinamiche di mercato salveranno le aziende “virtuose”.
Le grandi industrie inquinano e il clima impazzisce? pazienza, bisogna competere con la Cina.
E che farsene di questi piccoli facinorosi che continuano a pretendere di respirare aria pulita, di mangiare una sana fetta di formaggio, di passeggiare per i vigneti?
Basta, bisogna smetterla! devono capire che non valgono nulla, nemmeno al mercatino del paese.
e se si ammalano, tra diossine, mercurio ed effluvi di rifiuti speciali?
Bene! allora si, che si alza il PIL! cliniche private, viaggi al nord, alberghi, medicine, bare e funerali!
EVVIVA!
E’ ora che i tarantini lo capiscano: bisogna risollevare la nazione in crisi.
Immolatevi.
E se qualcuno si risolleva più degli altri, pazienza.

E’ il mercato, baby.

E difatti alla fine il padrone è una specie di ladro Solo che quando ruba il padrone non è mica reato E anche quando che viene arrestato il suo alibi regge Perchè lui è la Legge.”
Ascanio Celestini – La Casa del Ladro

Zissou O’Farell

post apparso anche sul Blog del comitato per Taranto

ottobre 1, 2008

Discorso sulla scuola

Un mio buon professore mi ha mostrato un discorso di Piero Calamandrei, che è stato tirato in ballo già da qualcun altro prima di noi in questi giorni, proprio perchè casca a fagiuolo con gli avvenimenti degli ultimi tempi (che, puntualizzo, sono la deriva estrema di un movimento partito ahimè già da parecchio tempo), ma che c’ho voglia di pubblicare pure io, per sentirmi meglio. Vi prego di notare bene la data in cui questo discorso è stato pronunciato, la troverete all’ultimo rigo.

Ci siano pure scuole di partito o scuole di chiesa. Ma lo Stato le deve sorvegliare, le deve regolare; le deve tenere nei loro limiti e deve riuscire a far meglio di loro. La scuola di Stato, insomma, deve essere una garanzia, perché non si scivoli in quello che sarebbe la fine della scuola e forse la fine della democrazia e della libertà, cioè nella scuola di partito.

Come si fa a istituire in un paese la scuola di partito? Si può fare in due modi. Uno è quello del totalitarismo aperto, confessato. Lo abbiamo esperimentato, ahimè. Credo che tutti qui ve ne ricordiate, quantunque molta gente non se ne ricordi più. Lo abbiamo sperimentato sotto il fascismo. Tutte le scuole diventano scuole di Stato: la scuola privata non è più permessa, ma lo Stato diventa un partito e quindi tutte le scuole sono scuole di Stato, ma per questo sono anche scuole di partito. Ma c’è un’altra forma per arrivare a trasformare la scuola di Stato in scuola di partito o di setta. Il totalitarismo subdolo, indiretto, torpido, come certe polmoniti torpide che vengono senza febbre, ma che sono pericolosissime… Facciamo l’ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, non la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l’aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali. C’è una certa resistenza; in quelle scuole c’è sempre, perfino sotto il fascismo c’è stata. Allora, il partito dominante segue un’altra strada (è tutta un’ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A “quelle” scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d’occhio i cuochi di questa bassa cucina. L’operazione si fa in tre modi: ve l’ho già detto: rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico”

Piero Calamandrei – discorso pronunciato al III Congresso in difesa della Scuola nazionale a Roma l’11 febbraio 1950

ottobre 1, 2008

Apertura stagionale

Torna l’autunno e torna la stagione politica.

No, vabbè, diciamo che non ho avuto voglia di dedicarmi a scrivere, trastullandomi nelle metacazzate (le cazzate sulle cazzate) senza infierire sullle cazzate affini alla politica; c’è chi sostiene che non vi sia differenza tra le due, ma io, che sono un sognatore con le emorroidi, la differenza ce l’ho ben presente.

Quale argomento migliore, per ripartire, della scuola?

Bentornati demoni.

cronopio

luglio 14, 2008

Genova: immagini del G8 (GiOtto)

Prima (2001):

Dopo (2008):

cronopio

giugno 24, 2008

Il consigliere culturale

Secondo quanto dice Repubblica, l’uomo italo-iracheno morto nell’attentato a Sadr City era un consigliere culturale al servizio del Dipartimento della Difesa statunitense in Iraq.

Un consigliere culturale? Al servizio della Difesa di uno Stato sul territorio di un altro Stato? Giornalista di Repubblica: interprete. Si chiama così quel mestiere. E se volessimo dirla tutta, beh, diremmo anche: mercenario. Si chiama così quel mestiere. Non mettere la vaselina sulle canne dei fucili. Incredibile! Come ti distrai un attimo ti esportano la democrazia.

cronopio